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sabato, 21 novembre 2009
La menzogna dei media oggi sta anche nel falsificare fatti, cifre, scopi; ma la falsità maggiore sta nel linguaggio che la introduce e la reifica. E' dire che si è l’utilizzatore finale che rende accettabile il comportamento, non il comportamento che è innocente quindi.. . nell’era della tecnica tutti siamo utilizzatori finali di cose di cui non conosciamo realmente la natura. Il linguaggio che il manipolatore riversa sulla platea è una menzogna di più alto grado rispetto a ciò che si vuole occultare, perchè esso si installa nell’immaginario e ci fa prigionieri per sempre di una gabbia semantica, ci rende indistinguibile il media dal messaggio, lo strumento dal fine, tutti compartecipi del sistema. Gli uomini di spettacolo e di potere conoscono tutti, coscienti o meno, questa antica verità, verità che però si è potuta inverare alla massima efficienza solo con la capillare diffusione, uomo per uomo, del network planetario. “Non stiamo più con un piede fuori dal mondo come utilizzatori di strumenti, lettori del libro della natura, persone con un destino eterno “: tutti strumenti, tutti diffusori e replicatori, tutti cooptati nella rete del sistema.

Pubblicato qui.


postato da: imaremmani alle ore 11:03 | Permalink | commenti
categoria:tecnica, logos
venerdì, 20 novembre 2009
P1010653Ce l'hanno messo nel culo un' altra volta. Ci deve uscire dalla testa che c'è qualcosa come il diritto naturale, che nessuno pensi che c'è ancora qualcosa di gratuito.

Stati nazionali, Comunità Europea, G 20, corporates, lobbies, sembrano sempre più aspetti e gradi diversi di interessi di potere privatissimo: alcuni chiamati a suggerire, altri a ratificare le linee di guida e sviluppo della comunità umana il più largamente intesa. Nessuno, lo dico anche a me stesso, pensi più in termini di antitesi pubblico-privato, almeno fino a quando non ne determineremo di nuovo il senso.

Pubblicato qui.

postato da: imaremmani alle ore 07:38 | Permalink | commenti
categoria:epifanie, mater-ia
venerdì, 20 novembre 2009

L'uccello malviziato quello che fa gli viene pensato.

(Crepa)

postato da: imaremmani alle ore 07:01 | Permalink | commenti
categoria:logos
lunedì, 16 novembre 2009

Vi propongo questi articoli di Marco Mancassola: " Manovre di potere nei territori del limbo"  e sopratutto  "Lo spettacolo dei corpi" , entrambi apparsi nell'ultima settimana sul Manifesto.

postato da: imaremmani alle ore 19:55 | Permalink | commenti
categoria:tecnica, corpi, logos
domenica, 15 novembre 2009
 Mi spiace non avere più tempo per sintetizzare meglio le mie parole, ma di più non so fare. Ho qualche dubbio sulle tue parole, così come riguardo l’ incompleta opinione di Olivier Roy. Chiariamo subito che la discussione, ovunque, è scivolata dalla pertinenza dei crocifissi nelle aule a considerazioni sul crocifisso tout-court. Per quanto riguarda le aule di scuola, se la croce non ci sarà più, molti se ne sono fatta una ragione, anche nel mondo cattolico. Personalmente penso che sia meglio che i simboli stiano nei luoghi loro deputati, mi spiace solo che siano dei tecnocrati a deciderlo, tanto per omologarci ancora un poco. Ma, non a caso, si sprecano parole sul senso complessivo del crocifisso nel nostro tempo. Questo è il punto.

Noto che tutti i simboli sono svuotati di senso. Troppo lungo e arduo qui sviscerarne le ragioni, ma è un fatto che privilegiamo la comunicazione verbale, orizzontale, da pari a pari, esplicita e democratica, alla nebulosa di ambiguità e ricchezza di sensi che il simbolo reca con sè. Il simbolo è strutturante e organizzativo, in quanto nesso tra due, e, nel caso di simbolo religioso,  uno dei due è “di un altro mondo”, sta in alto e presiede. La debolezza intrinseca del simbolo sta proprio nello schiacciamento all’interno di esistenze che non aspirano più ad essere qualcosa di più di sè stesse. Altra grande difficoltà è oggi ammettere che c’è qualcosa che sta più in alto, che è migliore di noi e che ci chiama ad imitarlo.

Il cristiano è chiamato ad una adesione volontaria e interiore, ad un rapporto personalistico con Cristo. Tutto questo deve anche esprimersi in rapporti comunitari. Quel rapporto con l’interlocutore interiore non deve, se non a rischio di autorefenzialità, continuare nel silente vuoto della propria coscienza, ma confrontarsi con il mondo esterno. C’è nel cristianesimo tutta una parte esteriore e ritualistica, quella che contesti, che ha una sua ragione d’essere: non lasciare tutto nell’immanenza di un soggetto che a quel punto potrebbe nutrirsi solo di intenzioni, intenti che rimangono interiori senza contrarre la realtà, senza correre il rischio di fallimento e perdita di senso, e senza verificare la forza della propria fede. Tutte le religioni hanno forma sociale -che senza segni esteriori non avrebbero- perchè hanno innanzitutto valenza collettiva non contrastante, di solito, con la matrice patriarcale o etnica. Ma il cristianesimo vi unisce quel rapporto diretto che sovverte quello arcaico e lo domina.

Se l’antiritualismo, così come si è anche connotato nel mondo protestante e nel mondo laico, ha ragioni che ritengo valide, in quanto anche mie ( rifiuto del clero e dei suoi giochi di potere, di simboli che appaiono idoli ecc) , mi domando se un’ appartenenza solo intellettuale e morale al cristianesimo non vada a scapito di quell’incarnazione di dio nell’uomo che è la grandezza nel cristianesimo. Mi spiego, e a questo proposito il discorso si incrocia con la parabola del buon samaritano, post che non ha mai smesso di essere letto nel blog: il buon samaritano non ha aiutato l’umanità, concetto astratto, universalista e infine generico e non personalmente impegnante , ha soccorso il corpo che aveva davanti lì sulla strada, senza valutazioni morali, nell’immediatezza dell’atto. Cito: ” Nella fattispecie il Samaritano si era reso prossimo all’uomo in difficoltà, nonostante le convenzioni del tempo, e fu la carità a renderglielo prossimo, non la prossimità a rendere la carità un comandamento esigibile.” Cioè: non importa che ti impegni a salvare l’umanità, ama me quando mi incontri per strada.

Per concludere volevo dire che il crocifisso è simbolo della religione di grandi intellettuali, e anche, nella mia esperienza diretta, effigie antropologica di persone scarsamente acculturate ma che in esso ancora vedono l' elevazione dalla barbarie di una vita che si accontenta di sopravviversi. Questa è battaglia di retroguardia con connotazione positiva, perchè difende senza offendere. La residualità dell’uomo religioso rispetto alla borghesia delle merci e delle tecniche è acclarata, è il momento di svoltare.

Pubblicato qui su Sentieri Interrotti. Nei commenti sotto è riportato il post di Gabriele a cui ho risposto.
 
postato da: imaremmani alle ore 19:17 | Permalink | commenti (1)
categoria:logos
lunedì, 09 novembre 2009
La potenza vitale della scrittura continua a essere condizione necessaria per
distinguere un libro che val la pena di leggere da uno che val la pena di
mantenere chiuso. L'universo dei campi di concentramento sembra spremere dalla
letteratura impensabili stille di vita. Non mi interessa la letteratura come vizio, non mi
interessa la letteratura come pensiero debole, non mi riguardano belle storie incapaci
di mettere le mani nel sangue del mio tempo, e di fissare in volto il marciume della
politica e il tanfo deli affari. Esiste una letteratura diversa che può avere grandi qualità
e riscuotere numerosi consensi. Ma non mi riguarda. Ho in mente una frase di
Graham Greene: "Non so cosa andrò a scrivere ma per me vale soltanto scrivere
cose che contano". Cercare di capire i meccanismi. I congegni del potere, del nostro
tempo, i bulloni della metafisica dei costumi. Tutto è coro e materia, con registri
diversi. Senza il terrore di scrivere al di fuori dei perimetri letterari, prescegliendo dati,
indirizzi, percentuali e armamentari, contaminando ogni cosa. Lo stile è
fondamentale, credo però avesse visto giusto Ernest Hemingway: "Lo stile è la
grazia sotto pressione". La grazia dello scrivere, il suo tempo disteso, la riflessione
profonda, devono essere tenuti in ostaggio dalla situazione, dall'imperativo della
parola di fare, di svelare. Una verità, quella letteraria, che è nella parola e non nella
persona. La verità nelle parole nel nostro tempo si paga con la morte. Ci si aspetta
che sia così. Ti addestri la mente che sia così. Ne sono sempre più convinto.
Sopravvivere a una forte verità è un modo per generare sospetto. Un modo per
togliere verità alle proprie parole. Ma la verità della parola e dell'analisi non hanno
altro riscontro che la morte. Sopravvivere a una verità della parola significa sminuire
la verità. Una verità della parola porta sempre una risposta del potere, se è efficace.
"Potere" è una parola generica e sgualdrinesca. Potere istituzionale, militare,
criminale, culturale, imprenditoriale.

Roberto Saviano dal capitolo dedicato a Anna Politkovskaja, in "La bellezza e l'inferno"
 

Mercoledì su Rai tre in prima serata

Una delle cose più importanti Saviano l’ha detta a inizio serata, quasi senza sottolineatura, tra una cosa e l’altra. “La bellezza che sottrae terreno all’inferno” è, ben più di una notazione estetizzante, un appello al mandato più proprio dell’uomo. Quando l’uomo smette di essere uomo, e per me questo significa cessare di cercare il bello-buono, non c’è bisogno di evocare l’inferno: esso è già lì, che si nutre del nostro scetticismo. Saviano sta rintroducendo la parola “verità” nel linguaggio italiano, una verità che sa di nuovo di qualcosa, che ha ancora sapore. Più del testimone, più della denuncia, lo scrittore ci porta con sè a farci vivere Kolyma e Castelvolturno, Mosca e Casal di Principe, a farci toccare l'inferno e a invertire la paura nella riscossa che rincuora e ammira.
 
 
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categoria:logos
mercoledì, 04 novembre 2009
Crocefisso, chiesa cattolica, cristianesimo a mio modo di vedere sono gli ultimi fra i nostri problemi, essi sono, al contrario, così come poche altre, fra le ultime zolle – tutte parecchio muffe e sfatte- su cui coltivarsi in quanto uomini. Vogliono togliere i crocefissi ? Facciano pure. Personalmente credo che nessuno ne avvertisse intimamente più la presenza, simbolo svuotato da tempo di potere reale. Il governo s’appella? Facciano pure, so che la loro è solo strategia e opportunismo, tecnica del consenso. La Chiesa s’ oppone s’indigna? Fa di sè stessa la sua professione, meno la sua missione. Passerò da Santa Croce , a rincontrare il crocifisso “rozzo e contadino”.

Mi spiego meglio: avverto forte nel crocefisso la sua essenza di simbolo - di patto e nesso fra mondi. La mia religiosità è adolescenziale: non riesco a accettare la teologia -e se teologia deve essere, dovrà essere per forza quella cattolica. Nondimeno se oggi in Italia c'è ancora una comunità strutturata, cioè reale, è quella che ha per centro la croce. Certo che quel simbolo, come ho detto, ha perso il suo potere reale e immaginifico - davanti alle merci e al tecnologismo nulla, nulla resiste - nondimeno tra le persone semplici tra cui vivo esso è ancora emblema di speranza e liberazione, intoccato dall'offesa che la storia, perfino la sua stessa storia - gli porta. Facciano pure, volevo dire: forse una contemplazione esclusiva nei luoghi e modi più appropriati recherà più profondità all'incontro. Se il crocefisso non sarà più nelle aule certo non si offenderà. Facciano pure governo e clero, chè tanto ciò che è irriducibile non potranno sopprimerlo nè usarlo.

Una nota politica: la sinistra ha offerto per cena la solita insalata russa: socialisti e radicali che salutano la notizia come vittoria, Bersani che non vuole apparire oscurantista nè si vuole compromettere con il voto cattolico. Che si riperda le elezioni regionali non importa. Se vogliamo un qualche cazzo di futuro bisogna rinunciare a vincere oggi, cioè abbandonare le convenienze . Peraltro vincere così mi sembra più sbavare per rientrare in affari che volontà di cambiare i meccanismi politico- economici oramai diventati criminale consuetudine. La sinistra oggi dovrebbe battersi per strappare la tradizione ai tradizionalisti, così la modernità ai modernisti. Nella pratica politica questo si traduce nella difesa della comunità reale e dei suoi simboli, fra cui certamente il crocefisso - ricordo che il crocefisso è emblema di compartecipazione al dolore altrui, e senza quella condivisione non esiste neanche la "sinistra"- da una laicità (il laicismo dello stato è un altro discorso) che appare sempre più pass di ingresso nello sfrenato mercato in cui hanno trasformato il mondo. Ricordo che se il modello d' umanità rimarrà quello attuale, che insegue la libertà come svincolo, della sinistra non rimarranno neanche le ceneri.

Il primo capoverso è stato pubblicato qui

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categoria:epifanie, corpi, logos
domenica, 01 novembre 2009
2 NOVEMBRE - giorno dei mortiA perenne memoria di
Ettore Ricci Dismi
vittima del lavoro
22 Aprile 1913-11 Febbraio 1928

Noi domani si pianterà dei bulbi, in questa festa non più festeggiata. A  Ettore, a Pier Paolo, ad Alda Merini, ai nostri morti, alla parola, al silenzio che ne verifica la profondità.

Qui " La memoria dei morti" di Mons Bottoni.
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categoria:logos
giovedì, 29 ottobre 2009
AVI

lapide Carlo Mauro












 

 

 

 

 




 

 

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categoria:logos
giovedì, 29 ottobre 2009

 The mercy seat                                                                   La sedia della pietà

It began when they come took me from my home               Cominciò quando mi presero da casa mia
And put me on Death Row,                                                 E mi misero nel Braccio della Morte
a crime for which I am totally innocent,                              un delitto per cui sono completamente innocente,
you know.                                                                            lo sai

I began to warm and chill                                                   Ho cominciato a scaldarmi e a raffreddarmi
To objects and their fields,                                                  Per gli oggetti e i loro campi
A ragged cup, a twisted mop                                               Una tazza rozza, uno mocio attorcigliato
The face of Jesus in my soup                                               Il viso di Gesù nella mia minestra
Those sinister dinner deals                                                 Quei sinistri accordi a cena
The meal trolley's wicked wheels                                         Le ruote stregate del carrello del pranzo
A hooked bone rising from my food                                     Un osso uncinato si alza dal mio cibo
All things either good or ungood.                                        Tutte le cose né buone né cattive

And the mercy seat is waiting                                              E la sedia della pietà sta aspettando
And I think my head is burning                                            E penso che la mia testa stia bruciando
And in a way I'm yearning                                                   E ad ogni modo sto desiderando
To be done with all this weighing                                       Di essere fatto con tutto questo soppesare 
of the truth.                                                                          la verità.
An eye for an eye                                                                Occhio per occhio
And a tooth for a tooth                                                         Dente per dente
And anyway I told the truth                                                  Comunque ho detto la verità
And I'm not afraid to die.                                                     E non ho paura di morire.

I hear stories from the chamber                                            Sento storie dalla camera
Christ was born into a manger                                              Come Cristo nacque dentro una mangiatoia
And like some ragged stranger                                             E come un rozzo sconosciuto
He died upon the cross                                                        Morì sopra una croce
Might I say, it seems so fitting in its way                               E potrei dire che sembra adattarsi a modo suo
He was a carpenter by trade                                                 Lui era un falegname di mestiere
Or at least that's what I'm told                                               O almeno ecco ciò che ho detto

My kill-hand's                                                                        La mia mano assassina
tatooed E.V.I.L. across it's brother's fist                                 Ha tatuato M.A.L.E. tra il pugno di suo fratello
That filthy five! They did nothing                                         Quei cinque zozzi! Non fecero niente
to challenge or resist.                                                           per sfidare o resistere.


In Heaven His throne is made of gold                                   Nel Paradiso il Suo trono è fatto d’oro
The ark of his Testament is stowed                                       L’arca del suo Testamento è riposta
A throne from which I'm told                                                 Un trono di cui ho raccontato
All history does unfold.                                                          Tutta la storia si dispiega.
It's made of wood and wire                                                    Quaggiù è fatta di legno e filo elettrico
And my body is on fire                                                          E il mio corpo va a fuoco
And God is never far away.                                                   E Dio non è mai lontano.

Into the mercy seat I climb                                                    Nella sedia della pietà mi arrampico
My head is shaved, my head is wired                                    La mia testa è rasata, la mia testa è in rete
And like a moth that tries                                                      E come la falena che cerca
To enter the bright eye                                                         Di entrare nell’occhio radioso
I go shuffling out of life                                                         Così io vado trascinandomi fuori dalla vita
Just to hide in death awhile                                                  Solo per nascondere nella morte un attimo
And anyway I never lied.                                                       E comunque non ho mai mentito.

And the mercy seat is waiting                                                E la sedia della pietà sta aspettando
And I think my head is burning                                              E penso che la mia testa stia bruciando
And in a way I'm yearning                                                     E ad ogni modo sto desiderando
To be done with all this                                                         Di essere fatto con tutto questo
weighing  of the truth.                                                           soppesare  la verità 
An eye for an eye                                                                  Occhio per occhio
And a tooth for a tooth                                                          Dente per dente
And anyway I told the truth                                                   E comunque ho detto la verità
And I'm not afraid to die.                                                      E non ho paura di morire.

And the mercy seat is burning                                               E la sedia della pietà sta bruciando
And I think my head is glowing                                             E penso che la mia testa sta ardendo
And in a way I'm hoping                                                       E ad ogni modo sto sperando
To be done with all this twisting                                            Di essere fatto con tutta questa altalenante
of the truth.                                                                            verità
An eye for an eye                                                                  Occhio per occhio
And a tooth for a tooth                                                          Dente per dente
And anyway there was no proof                                             E comunque non c’era prova
And I'm not afraid to die.                                                       E non ho paura di morire.

And the mercy seat is glowing                                                E la sedia della pietà sta ardendo
And I think my head is smoking                                              E penso che la mia testa sta fumando
And in a way I'm hoping                                                        E ad ogni modo sto sperando
To be done with  all these                                                      Di essere fatto di tutti questi  
looks  of disbelief                                                                   sguardi di incredulità     
A life for a life                                                                        Una vita per una vita
And a truth for a truth                                                             Una verità per una verità
And I've got nothing left to lose                                             E non ho niente da perdere
And I'm not afraid to die.                                                       E non ho paura di morire.

And the mercy seat is smoking                                               E la sedia della pietà sta fumando
And I think my head is melting                                              E penso che la mia testa si sta sciogliendo
And in a way that's helping                                                   E ad ogni modo questo sta aiutando
To be done with all this twisting of the truth                          A essere fatto con quest' altalena della verità.
An eye for an eye                                                                  Occhio per occhio
And a tooth for a tooth                                                          Dente per dente
And anyway I told the truth                                                    E comunque ho detto la verità
But I'm afraid I told a lie.                                                       Ma ho paura di aver raccontato una bugia


Tradotta liberamente da me. Versione originale di Nick Cave & the Bad Seeds, ma preferisco di molto farmela cantare da Johnny Cash. Stasera il mood è così.

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categoria:musica, logos
lunedì, 26 ottobre 2009
Altre recenti anticipazioni e commenti sul bollettino Vibrisse qui e qui
postato da: imaremmani alle ore 16:58 | Permalink | commenti
categoria:tecnica, corpi, logos
sabato, 24 ottobre 2009
DSCN6241" Tutto è santo, tutto è santo, tutto è santo. Non c'è niente di naturale nella natura, ragazzo mio, tientelo a mente. Quando la natura ti sembrerà naturale tutto sarà finito - e comincerà qualcos ' altro.."  P.P.P


questa foto e le due successive sono di L. Pedroli

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categoria:epifanie, logos, mater-ia
giovedì, 22 ottobre 2009
DSCN6177
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categoria:epifanie, mater-ia
mercoledì, 21 ottobre 2009
DSCN6175
postato da: imaremmani alle ore 09:01 | Permalink | commenti
categoria:epifanie, mater-ia
domenica, 18 ottobre 2009
Copio incollo dal blog di Valter Binaghi un breve estratto dal libro di Giulio Mozzi "Corpo morto e corpo vivo. Eluana Englaro e Silvio Berlusconi" di prossima uscita  per Transeuropa. Della vicenda, tragedia moderna, mi sono occupato qui e lungo vari post dello scorso inverno.




Un argomento dice: «In un’altra epoca, questa povera ragazza sarebbe morta quasi immediatamente per conto proprio. O sarebbe stata presa per morta, o sarebbe stata curata e accudita in modo rudimentalissimo: e quindi sarebbe morta comunque, e per conto proprio, in poco tempo». Questo è certamente vero. (…)
Da quell’argomento ne discende un altro: «Il problema non è decidere che fare della povera ragazza Eluana Englaro. Il problema è che, andando avanti così il progresso della scienza-tecnica – il progresso del potere della scienza-tecnica –, verrà il giorno in cui tutti saremo destinati a non morire mai, ma a sopravvivere indeterminatamente in una condizione indescrivibile.(…)
Non si può dire che questo argomento manchi di realismo: l’invecchiamento della popolazione è sotto gli occhi di tutti, la sempre maggiore medicalizzazione della vecchiaia è sotto gli occhi di tutti. La spesa medica negli ultimi giorni di vita di una persona diventa altissima, e talvolta non diminuisce nemmeno quando ci si accorge, come si dice comunemente, che «non c’è più speranza».
Ciò avviene perché al medico si chiede di «non lasciare nulla di intentato», e il medico che «lasci qualcosa di intentato» rischia di trovarsi denunciato dai familiari della persona morta. Ma ciò avviene, nel fondo, perché siamo ormai pienamente, o quasi pienamente, nel dominio della tecnica, la quale persegue scopi suoi, non umani, disinteressandosi dell’umanità.

E l’argomento finale, a questo punto, è: «Se un tempo la morte era ciò che si temeva, ed era il timore di un evento necessario, ora ciò che si teme è la sopravvivenza a tempo indeterminato in una condizione indescrivibile: sopravvivenza che è disponibile ma non è affatto necessaria per noi, e che tuttavia la tecnica persegue – infischiandosene della condizione in cui saremo vivi – in quanto necessaria all’affermazione della propria potenza».
La proposta che mi sento dunque di presentare al popolo di dio, alla gerarchia, alle organizzazioni che stanno tra il popolo e la gerarchia, e al sommo della gerarchia, è questa: proclamare Eluana Englaro martire della tecnica.
(…) Con diciassette anni di quella vita Eluana Englaro ha martirizzato, ha cioè testimoniato, senza un lamento, senza una protesta, ciò che la tecnica può fare a un essere umano.
Il martire, nella nostra immaginazione, è colui che rinuncia alla propria vita pur di non cadere nel male: Eluana Englaro è stata martire trattenendo per diciassette anni la propria vita affinché noi vedessimo dove, e che cosa, e chi era il male.
Non è necessario essere cristiani cattolici per vedere la condizione di martire di Eluana Englaro. Non esiste solo un’immaginazione religiosa del martirio: esistono i «martiri dell’irredentismo», i «martiri per la Patria», i «martiri della Resistenza», i «martiri delle lotte operaie» e così via. La parola «martire» significa «testimone», ma un martire non è solo un testimone. Il martire non si limita a testimoniare qualcosa che c’è; il martire, con il suo martirio, costringe il male a manifestarsi. Come il testimone, nel processo, identifica il criminale, così il martire, nel martirio, identifica il male. Lo stana. Ce lo fa vedere. (…)
Ha combattuto a duello, invece, e ha vinta la sua paradossale vittoria, il padre di Eluana Englaro, il signor Beppino. In lui la tecnica, nel proprio cammino verso il dominio, ha trovato un vero avversario, capace di usare la più antica, e la più cristiana, delle armi: la rinuncia. Il signor Beppino Englaro ha infatti semplicemente rinunciato alla tecnica; alla tecnica e a tutte le sue opere, i suoi inganni, le sue suggestioni e seduzioni, le sue divisioni e distruzioni e vendette, i suoi comandi, i progetti sulla sua persona e sulla persona di sua figlia.
Sto dicendo che Tecnica è forse uno dei nomi di Satana, e che il signor Beppino Englaro ha resistito a qualcosa che, con la sua umana intelligenza e con la sua intuizione spirituale, ha riconosciuto come Satana.
Tra gli alleati di quel qualcosa, c’era anche la chiesa terrena.




Ho qualcosa da dire, da aggiungere a questa riflessione, ma ho bisogno di tempo.
postato da: imaremmani alle ore 20:45 | Permalink | commenti
categoria:tecnica, corpi, logos
sabato, 17 ottobre 2009

dietro un ulivo

postato da: imaremmani alle ore 19:31 | Permalink | commenti
categoria:epifanie, mater-ia
domenica, 11 ottobre 2009
Sull'onda della ripresa dei mercati finanziari, si gioca da mesi l'idea che "la crisi sta passando, se non domani forse dopo". Espressi le mie opinioni in merito qui e , piuttosto rozzamente. Per un approfondimento oggi potete leggere un bell' articolo del prof. Stefano Zamagni su "La lezione e il messaggio di una crisi annunciata", tratto dalla rivista on line Sistemi Intelligenti ed Il Mulino, e ripreso dal sito di S. Borselli, che ringrazio.

La crisi non passa e non passerà, perchè non si vuole veramente mettere mano a una regolamentazione del mercato globale. Questo mostro generato dagli accordi di Bretton Woods (1971) e supportato dalla cultura economica mainstream, ha completamente tagliato fuori qualsiasi residuo di umanesimo conviviale dall'organizzazione economica, tacitando una volta e per sempre il controllo politico sulle macroeconomie e subordinandolo a sè nella percezione che i popoli hanno delle priorità. E cambiando antropologicamente l'uomo occidentale in primis. Ora: d'accordo che ho poche idee, più che altro fissazioni, ma una volta di più la tecnica, nella sua accezione metafisica, si mostra correlata con quella forma virtuale, estremamente pervasiva e pericolosa per la coscienza che è il capitale finanziario. Se ho una fede, essa risiede nella mortalità delle cose materiche, che non smettono mai di rivelarsi alla fine futili. Ma che dire del niente che produce altro niente, per dirla con le parole di un grande, del "niente che nientifica"?   
 

postato da: imaremmani alle ore 10:35 | Permalink | commenti
categoria:tecnica, logos, mater-ia
giovedì, 08 ottobre 2009
Sono con te nel non abbassare il baluardo costituzionale, senza negare che sembra veramente in affanno in un Italia che stenta a riconoscervisi – a riconoscersi in quel tipo
umano che scrisse la nostra allora. Ne servirebbe una almeno in parte nuova, ma non ci sono le premesse, le esigenze catartiche, che c’erano invece subito dopo tangentopoli, ma queste forse verranno. Ma basterà? Non sono così convinto che comunità così vaste come la nostra possano ruotare attorno ad una legge quadro, seppur di alto valore come la nostra Costituzione. Ad esempio tutto il sud Italia fu scarsamente coinvolto nei principi costituzionali, nella sua condivisione, identificazione e realizzazione, fin dal dopoguerra, e la situazione non è poi molto cambiata.L’educazione civica è in disuso dappertutto, nella scuola e nella famiglia, anche se meno, nei momenti topici, di quanto a volte appare. Temo che lo spirito dei popoli, se ve ne è uno, vada certo coltivato e ricordato, stabilito e rinvigorito, ma l’aspetto normativo, indispensabile, da solo non contiene i magmatici movimenti di una società complessa, ma mette innanzitutto -giustamente- le istituzioni al riparo da essi.

Sorge il problema identitario: non si può dialogare pienamente con una religione monoteista, e che quindi presume di portare in sè la verità rispetto alla storia, magari negandola, senza avere ragioni altrettanto realmente fondate. Parlare di identità, d’appartenenza, in Italia ed Europa da una parte vuol dire scatenare i nazionalismi, dall’altra le ragioni di chi, dopo il genocidio nazi fascista, invitò alla decostruzione delle appartenenze identitarie. Qui ho una cosa da dire: sono nato senza radici, nello spaesamento dell’emigrazione dal sud italia dei miei genitori, non vedo di buon occhio chi non riconosce all’ identità l’ indispensabilità di una terra da cui sorgere e mostrarsi come persone , su cui “avere fondo”. Questa però la intendo più come il risultato di una ricerca che un dato di partenza, è frutto che si coglie tramite una opera di rinascita più che lo stato di fatto in cui si nasce. Ho imparato sulla mia pelle che non si può veramente dialogare con nessuno – e riconoscere in quanto prossimo- se non sai chi sei. Per altro è noto, come sottolinei, che la crisi identitaria italiana si riflette pienamente nel successo di quei movimenti politici -Lega e, con aspetti diversi, i soliti neofascisti, in particolare in Europa- che rivendicano, in modalità anche risibili, superficiali ma in qualche modo efficaci, l’appartenenza territoriale e culturale. Disconoscere l’identità ci consegna a chi nel prossimo vede un nemico.

Non credo che il dialogo possa essere esclusivo tra i valori illuministi e una grande religione monoteista, perchè la prima porta in sè l’assolutismo della ragion pura ( oggi tecnica ), e di una relativismo che oggi mi appare più sostenuto da un modo di vivere che dalla capacità di analisi storica e di decisione politica, la seconda la certezza della verità di una fede che ancora di recente pone l’irrinunciabilità della conquista militare e religiosa.

Agire per reazione non è quello che propongo, ma penso efficace, affiancato da altri, un dialogo inter religioso tra un Europa che riconosce con dialogo interno al Cristianesimo la propria radice comune, e un Islam qui immigrato disposto, anche per la propria custodia, a confrontarsi non solo obbligatoriamente con la nostra realtà economica e legislativa, ma con i nostri più nobili sentieri storici.

Pubblicato qui su Sentieri Interrotti
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domenica, 04 ottobre 2009
L'aspetto disgregativo dell'ambito familiare denunciato da Camon è indubbiamente vero, ma mi pare un pò troppo strumentale non approfondirne le cause e soffermarsi sul "Papa che ha ragione". Ricordo a tutti il silenzio che ha circondato nei secoli gli orrori, altrettanto indubbiamente reali, interni alle nostre famiglie anche quando l'aspetto formale della struttura era cristallino.

E' anche vero che "il diritto personale all'amore" è cosa solo di oggi, e forse rientra in quel nugolo di libertà liberali che solo la società borghese e mercantile vorrebbe assicurare,in cambio di esistenze totalmente asservite al ciclo del consumo.
Su questo punto, però, la mia interrogazione personale è molto contrastata.

Dico pure che la famiglia allargata equivale spesso alla "morte della famiglia" - come era intitolato un disgustoso saggio dell'anti psichiatria.

Cerco di essere problematico, e mi dico che la famiglia tradizionale, come quella in cui sono cresciuto, era incentrata su obbiettivi produttivi: riuscire a offrire casa, cibo, salute ecc. a tutti i suoi componenti.
Pare che invece immediatamente dopo la consecuzione di questi risultati non ci fosse una crescita umana qualitativa, che senza quel minimo di svincolamento dalla fame non può avvenire, ma la formazione e crescita quantitativa del capitale economico.

Il gruzzoletto di famiglia è un figlio degenere, che tende a crescere senza governo perchè il linguaggio lo chiama "patrimonio", ma che sotterraneamente da dono diventa centro e perno attorno a cui la famiglia ruota. La biblica storia dei conflitti per l'eredità ce ne mostrano l'atavica ingerenza.

L'appartenenza tribale basata sul "sangue del mio sangue" si confonde di molto e in tempo antico con l'appartenenza allo stesso patrimonio.

Sulla scorta dei patrimoni familiari formati, minuscoli o enormi che siano non importa, si può innestare la famiglia moderna, incentrata ancora sulla proprietà familiare, ma con lo scopo del consumo usurante qui e ora. La famiglia incentrata sui consumi è per sua natura dissolutoria. Internamente ed esternamente. Un affastellamento di individui senza un comune immaginario, un sentire unico, eccetto il godere delle facilities che il gruppo può offrire.

Allora che si fa?
La mia esperienza, molto erronea in proposito, mi suggerisce in modo molto vago dal punto di vista teorico ma molto concreto, aspro e fattuale nei comportamenti, che è l'amore, che poco ha a che vedere con la felicità e il romanticismo, ciò che ti spinge a cercare di trattenere insieme queste molecole umane che tendono sempre a disperdersi, questi granelli di polvere nel vento. E' l'amore che ti fa adoperare e, nei momenti di scoramento, sentire sempre superabile la fatica.

Pubblicato qui sul blog di Valter Binaghi su questo articolo di Camon sull' "Avvenire"
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sabato, 03 ottobre 2009
P1030007
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domenica, 27 settembre 2009
domenica porcini  27 9 09
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sabato, 19 settembre 2009

cielo che è ancora un cielo
uno e multiplo
mutevole infine pre.vedibile
la prima occhiata del mattino
annuncio di rinnovata gloria             

ed è così:
si raccoglie tutto insieme
s' estrae il succo
se ne governa la metamorfosi
e sa ancora di una sola terra.

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sabato, 05 settembre 2009

E' molto forte l'accusa all'atteggiamento metafisico tutto occidentale, ed esportato con
soddisfazione di tutti, che io chiamo "tecnicismo".
E' l' approccio cosciente che ha sviluppato l'ambito tecnico e che di rimando ha
colonizzato di nuovo le coscienze; quanto abbia fatto lo stesso con l'immaginario non
riesco neanche a stabilire.
L'uomo occidentale è al centro di rapporti di specularità davvero enigmatici: diventa ciò
che uccide, si muove specchiandosi nelle sue proprie potenti estensioni, le manipola e
attraverso la sua stessa manipolazione si manipola, vi si conforma, fino al prossimo e
più esponenziale potenziamento della volontà.
Il problema è gravissimo, anche perchè, con tutta la speranza di cui sono capace, non
riesco a vedere pacifica convivenza fra sei e più miliardi di uomini senza l'apporto delle
macchine.
Ma se la metafisica delle macchine stesse è, come è, il problema, allora dovremmo
veramente riuscire a rompere il cerchio e ad non rimirarci più nello stagno dell'
estensione tecnologica.

pubblicato qui

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venerdì, 04 settembre 2009

Innanzitutto grazie di avermi ricordato, con l'articolo del Sole, la Mesquita di Cordoba, dove ho passato uno dei miei più felici pomeriggi, all'ammollo fino alla vita in una delle vasche del cortile, giocando a torello con una maglietta fracica.

Non ho mai dimenticato una frase del col. Kurtz:"perchè loro sono più forti di noi", riferita ai suoi selvaggi guerriglieri indigeni. Nel film poi  ne consegue una capacità morale di guardare in faccia l'orrore, di farsene agenti, senza per questo contaminare la profondità umana. Ma il punto è: può un uomo esssere uomo senza riconoscere realtà alla trascendenza? Quando dico realtà, non parlo affatto di proiezione psicologica, o d'un simulacro, ossia ombra dell'ombra della materia. Parlo del vivere integralmente in questo mondo di carne e di cose senza eluderne alcun aspetto.

Il digiuno è pratica diffusa di molte religioni, tramite cui si ribadisce, rinnovando l'accordo, che l'uomo religioso e civile è colui che sa ritualmente dire no alla pressione che il mondo gli fa, pressione di cui l'istinto a cibarsi fa parte.
Si riafferma al contempo sia la carne che lo spirito, invertendo il rapporto di subordinazione quotidiano e rinfrescandolo di nuova linfa.

Nel digiuno c'è cura dell'anima personale, ho detto. Questo è, per un cristiano come me, la prima cosa. Ma c'è cura anche per l'anima della comunità. Non tanto per quel: "digiunare insieme per un mese significa contarsi, saldare un gruppo davanti a una maggioranza che disdegna simili rituali" , lettura meccanicista alla Le Bon.  Mi pare più interessante leggere il ramadan come anima della comunità che si mostra, che viene in luce nell'atto della purificazione - del ricordo dell'origine.

Quello che però non mi convince è la collettività di tutti gli atti rituali dell' Islam. E' una religione di comunità, di iman autonomi che parlano a chi si raccoglie davanti a loro, ma in cui non si riconosce un rapporto personalistico tra la divinità ( che, ricordo, vista all'interno del  patto abramitico  è esattamente quella cristiana) e il singolo uomo.

Questo aspetto, che può darsi derivi da una mia parziale incompetenza, chiude allo scontro interiore e culturale fra la libertà e la responsabilità personale, scontro da cui invece l'Occidente ha tratto gran parte delle sue delizie ed orrori.

Ma, concordando nelle conclusioni con l'articolista, le religioni di antica tradizione conoscono gli uomini. E per alcuni aspetti sanno ancora come mettere paletti alla violenza e alla barbarie. Come sappiamo possono allo stesso modo gettare benzina sul fuoco. La consapevolezza  del tragico che ha il mondo occidentale, che  l'esperienza greca e cristiana ci ha rivelato, potrebbe influenzare l'Islam. Per contro la povertà materiale e la ricchezza spirituale che i musulmani europei ci presentano, potrebbe ricordarci chi siamo stati.

questo post è stato commento su Sentieri Interrotti

a proposito di questo articolo  di Pascal Bruckner apparso sul Sole 24 ore Domenica scorsa

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venerdì, 21 agosto 2009

Prenderò in esame il provvedimento detto "scudo fiscale" per il rientro dei capitali esportati illegalmente, paragonandolo ad un contestuale  provvedimento preso dall'amministrazione Obama.

Negli States si chiede all'esportatore anonimo di capitale ( se ha comunicato la transazione non c'è reato) :
- di dichiarare la propria identità: è di questi giorni la notizia che UBS banca svizzera
dovrà dare alla SEC (agenzia tributaria americana) i nomi degli intestatari dei conti coperti, sotto il ricatto di aprire una eventuale causa miliardaria amministrazione USA contro UBS
- di pagarci le tasse dovute, se il capitale è composto da redditi non dichiarati
- di pagare in ogni caso le tasse sui presunti (2 %) interessi maturati
-non c'è l'obbligo del rientro dei capitali

Lo scudo del nostro governo:
- anonimato per l'esportatore- che dichiarerà alla propria banca l'importo rientrato e
pagherà l'aliquota del 5% prevista
- effetto scudo: poichè il provvedimento interessa mi pare gli ultimi 5  anni fiscali (limite
massimo temporale per gli accertamenti della finanza ) non ci potranno essere contestazioni se si converrà che il capitale rientrato era reddito non dichiarato. Un condono tombale ad una percentuale a sconto.
- rientro nella legalità del capitale

Di là si affinano i sistemi di lotta all'evasione, qui si fanno i saldi. Là si fa etica, qui si legalizzano comportamenti criminali.

A mio avviso la riforma Visco poteva essere un inizio (un pò vessatoria con i piccoli, ma migliorabile) di una seria repressione dell'evasione, purtroppo è venuta in un momento economico inaccettabile e da una maggioranza senza alcuna credibilità politica.

sono stato commento qui

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domenica, 16 agosto 2009

S. Rocco è il viandante per eccellenza. Venuto dalla Francia lungo la via Francigena, passò Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia , Toscana, Lazio per poi giungere  a Roma. I suoi -XIV sec - erano tempi di peste bubbonica, da cui rimase anch'esso colpito,  e la sua fama di guaritore della malattia l'ha fatto diventare il santo che in assoluto gode di più luoghi di culto. La peste è cosa che non si è scordata per secoli nella memoria dei popoli europei. Da queste parti - Maremma Tosco Laziale - è molto venerato (patrono di Pitigliano, molte chiese tra le più belle a lui intitolate ) credo per questo suo essere viandante e protettore dei malati (Acquapendente, paese viterbese della zona, fu uno dei luoghi dei suoi miracoli), dei prigionieri (morì in carcere in Lombardia accusato di spionaggio) , categorie umane che in terra di malaria e brigantaggio come questa  erano molto diffuse. Qui si dice che era un santo " sudicio come un porco" e ciò testimonia la sua vicinanza alla plebe. Altro elemento distintivo è la presenza nella sua iconografia del cane che porta un tozzo di pane in bocca: si narra che il cane lo nutrì durante la sua temporanea infermità rubando appunto il pane dalla tavola del signore locale, dalle parti di Piacenza. Io lo amo proprio per questi suoi caratteri.

 

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mercoledì, 12 agosto 2009

Trebbiano Cencini coda di rondine fortemente bialato cordone alto (1)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Ognuno di questi grappoli ricorda incessantemente come i Molti siano l'Uno, e come l' Uno raccoglie in sè i Molti.  

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domenica, 09 agosto 2009

vermentino selva grapp chiuso,medio, chicco variabile,tralcio rosso grosso (8)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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domenica, 09 agosto 2009

sangiovese selva grapp alato grosso e pieno, acino medio 1 (2)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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giovedì, 06 agosto 2009

Ansonica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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categoria:epifanie, bacco